Viva il Progresso! Stampa E-mail

Viva le architetture alpine e la salvaguardia del territorio.
Viva tutti i nostri politici e tutti i nostri tecnici che sanno difendere la nostra terra la nostra tradizione e la nostra cultura.
Troppo entusiasmo? Forse avete ragione, per la verità avete sicuramente ragione, basta dare un occhiata a queste foto o meglio prendersi la briga di salire fino al paese di Caderzone (fresco di Bandiera Arancione per la qualità di vita e la salvaguardia dell’ambiente) dove si può ammirare in tutto il suo splendore la nuova opera dell’ingegno dell’uomo e del suo impeccabile senso pratico.
Lo scorso anno si è inaugurata la nuova circonvallazione del paese che, se da una parte ha tolto parte del traffico dal centro del paese (sarà per questo che gli hanno assegnato la Bandiera Arancione?), dall’altra ha “solamente” sacrificato un tratto del fiume Sarca, ricoprendolo con una meravigliosa colata di diverse migliaia di metri cubi di cemento arricchita da splendidi archi di abbellimento in acciaio zincato che si inseriscono perfettamente nell’ambiente circostante (sig!) e per non perdersi nemmeno un minuto dello spettacolo sono anche illuminati di notte (doppio sig!).
Certo il pilone sud, piantato in mezzo al fiume è uno spettacolo unico, ammirabile anche dalla pista ciclabile che ci passa esattamente sotto (attenzione alla testa!), ma non è questa l’opera più pregnante e densa di significato che i tecnici e i politici della nostra amata Provincia hanno voluto regalarci.
Dobbiamo fare un piccolo passo indietro: la strada sopra citata attraversa in tutta la sua lunghezza il campo da golf preesistente (nessuno ha pensato che poteva generare dei problemi?) sul  quale ci sarebbe pure molto da dire ma che, perlomeno, ha il pregio di aver mantenuto lontane le speculazioni edilizie da una delle poche aree verdi rimaste in valle.
Il gioco del golf, praticato da pochi (ma importanti) valligiani e da qualche turista facoltoso, consiste nello sparare con mazze di varie fogge delle palline verso una piccola buca posta nel prato. Il fatto è che non sempre le palline vanno esattamente nella buca e a volte prendono delle traiettorie inaspettate.
Potrebbero addirittura cadere sulla sede stradale dove, con molta “fortuna”, potrebbero persino colpire delle auto in transito! (chissà quante probabilità ci sono, forse le stesse che ci cada un vaso di fiori in testa!)
Allora, che fare?
Ecco che entrano in funzione i cervelli più fini dell’intellighenzia provinciale.
Facciamo una bella gabbia con pali in acciaio zincato e reti metalliche molto fitte, lunga qualche centinaio di metri che sia una splendida barriera contro questi possibili oggetti volanti perfettamente identificati. Deve essere alta almeno otto metri e ci deve essere una coppia di pali ogni quattro metri perché non si sa bene con quale violenza certi oggetti possono precipitare dal cielo. Ci vuole una cosa robusta e seria.
Detto fatto! Strada chiusa nel periodo di maggior traffico, così a Strembo e Caderzone non soffriranno di nostalgia per il traffico perduto, e via ai lavori d’urgenza.
Il risultato, pur non ancora completato,  è sotto gli occhi di tutti!
Un Rendenero qualunque come me potrebbe anche chiedersi: ma non era forse meglio fare delle semplici reti, magari in tessuto verde per essere meno notate, a bordo del campo da golf? Non si poteva ad esempio girare qualche buca in modo che i golfisti non fossero costretti a sparare le loro palline verso la strada ma verso il lato opposto? Ma se io devo passare dalla Tutela Ambientale per ottenere il permesso di colorare gli scuri di casa mia con verde chiaro o verde scuro, come mai questo schifo di gabbia metallica viene tranquillamente approvata? Ma prima di costruire la strada, a nessuno è venuto in mente che attraversa un campo da golf? Quanto ci sarà costato questo splendido esempio di architettura tradizionale nel cuore della Val Rendena? Perché non ingabbiare anche tutta la strada che porta a Campiglio dove possono cadere dagli alberi pigne, scoiattoli morti, chicchi di grandine o altri oggetti non identificati?
Infine: perché i Rendeneri lasciano stuprare così la loro terra? Perché i nostri amministratori piegano sempre supini il capo alle decisioni di Mamma Provincia? Dove sono gli ambientalisti, oltre a perpetrare battaglie più o meno sensate in sede provinciale? Dove è finito l’amore per la propria terra e per le proprie tradizioni? È questo il futuro scenario che stiamo preparando per i nostri figli?
Tutte domande vane che resteranno senza risposte, tanto il tempo passa e ci si abitua anche al peggio.
Non ci resta che ringraziare sentitamente tutti quelli che governano la nostra vita e che ci preparano ad “un futuro di benessere e progresso”, fatto di cemento, asfalto, acciaio e zinco, non di quegli insulsi e retrogradi materiali come il legno e la pietra che sanno tanto di medioevo.
Cosi noi Rendeneri aspettiamo ansiosi le prossime magnificenti opere promesse dal nostro Olimpo dei politici, tra cui una meravigliosa superstrada che porterà in un attimo una gigantesca folla di turisti chiassosi ed inquinanti nella Perla del Brenta, sacrificando solo pochi prati vuoti e qualche vecchio ed inutile albero di fondo valle: ma, per togliere il traffico dalla valle  la logica è costruire un altra strada? 
Siamo inoltre ansiosi di poter sciare per un giorno intero su tutte le piste di Pinzolo e Campiglio sempre con gli sci ai piedi, cosa che ci costerà solamente il sacrificio di qualche fetta di bosco secolare violentando così l’ingresso al magico Regno di Brenta attraverso una delle sue valli più belle: ma, ce la faremo a fare tutte quelle piste? E quanto ci costerà una giornata di sci?
Non preoccupiamoci, non dovremo aspettare a lungo,tutti gli amministratori e tutti i politici sono già perfettamente d’accordo, le firme sono già state fatte.
Sapete dove? Alla sede del Parco Naturale Adamello Brenta; più benedette di cosi!

Spiazzo, 08/08/2007

Nicola Cozzio