La Ciotola Sonante Stampa E-mail

 
la voce delle radici - copertina  La ciotola sonante

Prezzo 14 Euro

Anno 2008, Pagg. 151

Ed. Curcu & Genovese










Un uomo alle prese con i suoi fantasmi, con un passato difficile da comprendere, si aggira in un luogo che non sente suo. I ricordi si accavallano ai misteriosi incontri del suo presente svelando a poco a poco il significato di un’esperienza dramatica. Sullo sfondo grandi montagne vissute ed un misterioso oggetto venuto da molto lontano. Sarà necessario un difficile cammino di ricerca interiore per dare un senso al presente e liberarsi del peso del passato. Una giovane ragazza, un libro e un anziano signore lo aiuteranno a trovare l’unica direzione possibile verso quel luogo dove nulla è come sembra e la realtà stessa svanisce come sogno.


PREMIO PAPALEONI 2008 - Sezione Narrativa Inedita

La Giuria assegna il premio per questa sezione all’opera: “La ciotola sonante” di Nicola Cozzio con la seguente motivazione:

I ricordi ritornavano inesorabili. Erano aghi sottili, si infilavano sotto la pelle e vigliaccamente pungevano nei momenti più inaspettati.

Il romanzo è costituito dall’alternarsi di due storie cronologicamente sfasate: la prima (narrata in prima persona) riguarda lo scalatore Sandro e il suo progetto di spedizione sull’Himalaya, che finirà in tragedia; la seconda (narrata in terza persona) presenta il medesimo protagonista alla ricerca di se stesso e di un senso alla propria vita dopo essere sopravvissuto a quella drammatica esperienza.

Il libro inizia in sordina, attardandosi su particolari apparentemente banali da cui l’abilità dell’autore riesce però a trarre i primi presagi di ciò che seguirà. Con il procedere, il ritmo si fa sempre più concitato e teso, approdando ad un finale emozionante, ove l’incalzare degli eventi su vertiginose pareti di roccia s’intreccia ai vertiginosi pensieri di Nietzsche e alla spiritualità buddista, finché la realtà stessa svanisce come sogno, come illusione per rinascere oltre la morte.

Utilizzando una scrittura sempre chiara e scorrevole, più incisiva verso la fine, l’autore sa costruire una storia che riesce a coinvolgere e a sorprendere il lettore. Il pregio dell’opera non si esaurisce però all’aspetto narrativo. Si tratta infatti di un libro pensoso; propone riflessioni sulla vita che si approfondiscono ed arricchiscono nel corso della narrazione per andare oltre le contingenze e suggerire un senso all’esistenza.



Alcuni brani tratti dal libro

...Così, dopo sette mesi, ci trovavamo lì, a mangiare riso e lenticchie con un grande sogno nel cuore e una grande montagna davanti. Stavamo per avvicinarci ai piedi della “Dea delle Pietre Turchesi”, così i tibetani chiamavano la loro montagna, per noi occidentali semplicemente: Cho Oyu.
Dopo un paio di giorni di jeep e di cammino eravamo arrivati nel luogo che sarebbe stato “la nostra casa” per le successive settimane.
Sull’immensa morena glaciale il Campo Base sembrava un corpo estraneo e provvisorio: le tendine colorate sparse nella monotona monocromia dell’Himalaya contrastavano con la quiete millenaria del luogo. Da lì puntini colorati e stracarichi avanzavano faticosamente come formichine verso i campi alti situati sul versante della gigantesca montagna. Colonne di yak, accompagnate dalle grida roche dei conduttori, scendevano e risalivano la traccia sconnessa verso il fondo valle. Il tutto assomigliava ad una specie di grosso formicaio variopinto  capitato per caso sulla luna.
Giulia stava preparando lo zaino cercando di stivare in modo pratico tutta la roba che doveva trasportare sulle sue magre spalle. La mattina seguente saremmo partiti per la cima. Era tesa, l’abituale sorriso era sparito già da qualche giorno dalle sue labbra.
- Tutto pronto?
- Si, ho quasi finito.
- I francesi mi hanno detto che sono collegati con la stazione meteorologica svizzera e pare che le previsioni siano finalmente buone: da domani potrebbero esserci un paio di giorni di tregua. Salgono anche loro domattina...


...Nuotò sotto costa. Era deciso a raggiungere una specie di grotta dalla roccia particolarmente bianca che lo attirava dalla mattina. Non sapeva perché, ma la curiosità della scoperta non lo aveva mai abbandonato lungo tutta la sua vita, come fosse ancora un bambino, e questa cosa gli piaceva moltissimo. Più di una volta gli era successo di fissare dal fondovalle un punto preciso della montagna: una radura, un albero isolato o una roccia, e partire per arrivare proprio lì, senza altro motivo se non quello di vedere da vicino quello che da lontano aveva attirato la sua attenzione.
Gli era sempre piaciuto esplorare, curiosare, andare oltre i sentieri consueti anche solo di pochi passi, da lì si poteva sicuramente godere di nuovi punti di vista sul mondo.
Il mondo era sicuramente pieno di segreti da scoprire.
Si ritrovò a sbuffare di fatica, un dolorino sotto l’arcata del piede destro lo avvisò che i crampi erano in agguato, meglio non allontanarsi troppo.
- Maledetta! Non pareva così lontana! le distanze nel mare sono sempre grandi, avrei sicuramente fatto prima a piedi, anche dovendo attraversare tutti gli scogli.
Proseguì nuotando più lentamente ed alcuni minuti dopo stava lottando con la risacca per aggrapparsi senza danni agli scogli.
Issandosi sul bordo della grotta si accorse di perdere sangue da un ginocchio. Era solo un taglietto causato dagli scogli taglienti ma l’acqua favoriva la fuoriuscita del sangue ed esso colava sul polpaccio disegnando piccoli rivoli rossi che scendevano fra i peli della gamba.
- Devo essermi tagliato sullo scoglio quando la risacca mi ha trascinato giù... niente di grave.
La grotta in realtà era solo una piccola cavità cieca profonda solo alcuni metri.
Sandro vi entrò. Nessun tesoro da scoprire, a prima vista. Una parete era completamente incisa  da graffiti e scritta con le frasi tipiche degli amori appena sbocciati,  promesse di eternità, languide parole, frasi rabbiose alternate di tanto in tanto dai consueti disegnini osceni di sesso a buon mercato e solo sognato.
Si fermò a leggere alcuni di quegli effimeri giuramenti di eternità, quelle passioni tanto travolgenti quanto brevi, giusto il tempo di una vacanza. Quelle date, spesso lontane nel tempo, e quei nomi sconosciuti appartenevano alla storia del piccolo paese e sicuramente anche a molte altre città.
Città e paesi lontani  che nei mesi estivi avevano inconsapevolmente prestato al mare le fanciulle e i ragazzi protagonisti di quegli splendidi amori giovanili. Amori quasi sempre rubati agli sguardi di genitori sempre troppo preoccupati.
Sandro notò che sull’altro lato la roccia proseguiva verso l’alto, all’esterno della cavità e, con occhio esperto, valutò che era facilmente arrampicabile: un terzo grado, forse un quarto in qualche punto. Erano comunque pochi metri ed erano a picco sul mare quindi, in caso di caduta, avrebbe solamente fatto un altro bagno. Non poteva resistere, la roccia lo attraeva come il ferro una calamita. Si sporse dalla cavità, afferrò un saldo e comodo appiglio e si trovò “in parete”...

Giulia non diceva nulla; mi guardava di tanto in tanto, non osava dirmi niente, non mi aveva mai visto tanto sconvolto, ma lei non aveva perso la sua calma e la sua dolcezza. Poi disse:
- Credi che ci sia morte più bella per un alpinista?
La guardai per la prima volta con rabbia.
Non successe mai più.
- La morte non è mai bella. Risposi quasi ringhiando.
- Eppure arriverà, per tutti.
Rimasi in silenzio, poco dopo lei continuò.
- Ma i modi di morire sono differenti. C’è chi spera di lasciare questa vita inconsapevolmente, addormentandosi per non svegliarsi più, come se, non accorgendosi di quando ti viene a prendere, la morte non facesse tanta paura.
A te piacerebbe questa morte?
- No. Credo di No.
- Appunto. Di sicuro non piacerebbe nemmeno a Gianni. Chi ama la vita nella sua pienezza, con le sue fatiche e con i suoi ostacoli, chi cerca di superare i propri limiti costantemente non può accettare di lasciarsi sfuggire di mano il momento fondamentale del passaggio verso l’altro mondo. Siamo già destinati a nascere in modo inconsapevole e della nostra nascita non ricordiamo quasi niente. Almeno che la morte possa essere vissuta in coscienza...
Giulia parlava lentamente, scandendo in modo quasi esagerato le parole; guardava diritta davanti a sé e proseguì:
- Da quella porta dobbiamo passare tutti, è sciocco far finta di non saperlo, è sciocco e pericoloso perché si rischia di vivere ogni giorno in modo vacuo se non si ha sempre ben presente che il tempo che qui ci è concesso è limitato.
Il nostro tempo  può scadere da un momento all’altro, e lo fa quasi sempre senza preavviso...
Io continuavo a tacere, ascoltavo con sorpresa i suoi toni pacati e profondi.
- Chi come voi vive costantemente alla ricerca della pienezza della vita non può essere tanto spaventato dalla morte. Credo che in qualche modo si prepari sempre per vivere in pace quel passaggio. Credo che Gianni sappia tutte queste cose, so che anche tu le sai.
Penso che qualunque cosa succeda, Gianni ora sia sereno. Anche tu al suo posto lo saresti.
Le sue parole mi entrarono non solo nelle orecchie, si spinsero in profondità fino al cuore, ne calmarono i battiti, si espansero dentro di me, come un canto, come un Mantra.
Avevo fermato la macchina. La guardavo rapito e stupito, avevo gli occhi lucidi e l’abbracciai, l’abbracciai fortissimo.
- Sei meravigliosa. Grazie. Scusa per prima, non volevo incazzarmi, sono sconvolto.
Sì! È sicuramente come dici. Grazie.
Stavo per ripartire ma mi bloccò delicatamente un braccio, mi fissava seria, ma serena:
- Ti dico un’ ultima cosa: non chiedermi perché ma so che Gianni non è così grave. Se la caverà e torneremo ad arrampicare, a ridere e a scherzare tutti insieme. Lo so.
Lì per lì pensai che l’avesse detto solo per sdrammatizzare il momento, ma la sua convinzione e la sicurezza del tono della voce mi facevano intuire che non era affatto una frase di circostanza.
Arrivati all’ospedale ebbi la conferma che Giulia era realmente dotata di una sensibilità speciale ed aveva il dono di un senso a me completamente sconosciuto.
Gianni non era così grave come le prime notizie lasciavano intuire.